| LA QUESTIONE CINA TAIWAN Con questo articolo personale si vuole dare un contributo, un’opinione sulla questione Cina – Taiwan prima che avvenga qualcosa di spiacevole come un intervento militare cinese. Le considerazioni partiranno da dei fatti storici. Si potrebbe scrivere un romanzo sulla questione tra Cina e Taiwan, perdendosi tra le pagine per cui saremo sintetici e schematici, rischiando anche delle approssimazioni, inesattezze che non altereranno le conclusioni, mantenendo ben presenti gli obiettivi prefissati. La storia ci dice che nel 1949 il generale Chiang Kai-Shek una volta perso con le truppe popolari di Mao Zedong sul continente cinese, si ritirò a Taiwan e sull’isola di Hainan che perse poco dopo. Il 1° ottobre del 1949 fu proclamata la Repubblica Popolare Cinese da Mao Zedong nel continente, mentre a Taiwan stava la Repubblica di Cina di Chiang Kai-Shek, le due repubbliche rivendicarono sempre la sovranità l’una sull’altra. Il 5 aprile 1975 morì Chiang Kai-Shek mettendo fine alle rivendicazioni con Mao Zedong che morì poco dopo a Pechino il 9 settembre 1976. Da allora Taiwan si è trasformata in una repubblica democratica simile a quelle di tipo occidentale mentre la Cina Popolare avviò progressivamente delle riforme per aprire il Paese all’economia internazionale con qualche riforma sociale. Gli attuali abitanti di Taiwan non possono essere etichettati come “ribelli” perché nel 1949 molti di loro non erano nemmeno nati o non ebbero a che fare con le questioni con la Repubblica Popolare. Le questioni cessarono nei confronti della Cina Popolare mentre il contrario no; la Cina Popolare ha sempre rivendicato Taiwan come sua. IL principio di riunire tutti i cinesi in un unico Paese è una causa valida ma sarebbe discutibile come realizzarlo. Gli abitanti di Taiwan sono sicuramente cinesi, e storicamente nei millenni l’isola di Taiwan è appartenuta alla sfera Cinese. Va considerata come una questione interna cinese; bisognerebbe riconoscere una “via” cinese per affrontare al meglio le varie problematiche politiche connesse. Ma quale sarebbe l’atteggiamento opportuno diplomatico da tenersi ? ……..i cinesi dovrebbero riflettere sulla propria identità, ritrovare se stessi, ricordarsi di ciò che è veramente importante, sino a giungere a ricordare gli atteggiamenti all’interno delle proprie famiglie dove ognuno è più autentico; indipendentemente dalle ideologie, dai “Discorsoni”, dai vaghi atteggiamenti di moda che conducono alla guerra, allo scontro. La “via” autentica cinese è nell’armonia per superare i problemi. Bisognerebbe mantenere le dinamiche interne di Taiwan che ha una buona economia e non è interesse della Cina rovinarla. Il governo di Taiwan diventerebbe un governo provinciale all’interno della Cina Popolare con una sua certa autonomia. L’autonomia serve per tenere conto al meglio delle necessità della popolazione cinese locale. Occorrerà del tempo per definire questa integrazione di Taiwan nella Cina. La Cina dovrà valorizzare l’esperienza dei cinesi di Taiwan per concorrere a trasformare la Cina del futuro dal punto sociale, economico, mantenendo la politica “dei piccoli passi in avanti” senza pericolose deviazioni in quanto la Cina è un grande Paese suddiviso in molte province che ha bisogno di un governo centrale stabile e “forte”. L’esperienza di Hong Kong ha spaventato i cinesi di Taiwan perché dai media sono giunte notizie di manifestazioni popolari represse, molta gente arrestata, pesantemente condannata e mandata lontano da Hong Kong. Non si vuole entrare in merito ma la Cina ha bisogno certamente di Hong Kong , di Taiwan, ed altre realtà al massimo delle loro possibilità. Nella saggezza cinese non ci deve essere spazio alla diffidenza ma certamente alla prudenza. La Cina ha avuto recentemente un piccolo rinascimento favorito dal Presidente XI Jimping con una rivalutazione delle arti, culture tradizionali millenarie cinesi. I cinesi devono essere più orgogliosi della propria antica cultura apprezzata da studiosi in tutto il mondo. I Cinesi devono ricordare di essere Cinesi, ridestarsi dal torpore delle apparenze illusorie e riconoscere la propria “via”. Si ha ragione di pensare che il Presidente XI Jimping oltre ai formali discorsi di circostanza, abbia una sensibilità tale da riconoscere la “via” ovvero quell’armonia per rapportarsi con i fratelli cinesi di Taiwan come in una grande famiglia e non trattarli da ribelli da piegare alle proprie ragioni. Ripetiamo occorre tempo per realizzare tecnicamente la riunione di Taiwan alla Cina continentale. Ci si augura che Mai sangue cinese venga versato da altri cinesi. Firma : Carlo Convertino 26 Agosto 2025 |